In questi giorni ragionavo su quanto sia difficile per me , come dietista e essere umano, trovare un posto comodo in quest’epoca dove siamo tormentati assediati dal culto dell’immagine (likes, followers, selfie, scatti, social, foodblogger ) pieno di venditori di pasti e polveri magiche, che ti promettono risultati facili e veloci senza sforzi.
La forza del mio lavoro, professionista della salute e che prende in carico la salute dell’altro, è stata sempre raccontare e tradurre le conoscenze più aggiornate e sicure sull’alimentazione alla persone, agli adulti e ai bambini ai genitori ai ragazzi.
Tutto ciò mi ha spiazzato e disorientato, mi ha sicuramente fatto interrogare su come poter essere efficace in questa comunicazione, in questo linguaggio, trasmissione di suoni , pensieri e gesti che sono le parole.
A rifletterci , sono ormai tantissimi i mezzi e gli strumenti che si sono sostituiti all’uomo in questo raccontarsi le cose , da bocca a orecchio, da anima anima e ci sono applicazioni e sistemi che sostituiscono e tolgono forza alla nostra memoria.
E che cosa è per me la memoria…
Un processo che si attiva portando ,le cose, i luoghi, i gesti, dall’esterno e dalla superficialità delle emozioni ad un sentito che è dentro.
Un sentito che diventa un vissuto attaccato tenacemente al nocciolo della nostro essere e che ci fa da guida nelle vicissitudini della vita, in questa altalena anche violenta della sorte.

Fiabe nutrimento essenziale

Cosa racconta il cibo, il nutrimento…in quale veste decido di portarlo agli altri ? come qualcosa che è importante, ma non essenziale?
Questo laboratorio mi ha dato la possibilità di spostare l’attenzione dal cibo al nutrimento , e di comprenderne differenza e significato.
Nella mia esperienza di vita e lavorativa ho rilevato quanto la Parola nutrizione sia abbastanza inflazionata e quanto il suo significato sia abbastanza schiaffeggiato dalle mode e dai paradigmi del momento.
Il mio intento in questo laboratorio è vivificarne il senso.
La nutrizione diventa così AM-ORE ( am:portare ore :alla bocca)
…in tutte le sue manifestazioni, negli eccessi, (quando una mamma mangerebbe il suo bambino )
e nel difetto (quando rifiuto di riconoscere quel bisogno).

Messaggio nuovo

Ho pensato di dovermi inventare qualcosa…qualcosa di nuovo…per trovare posto in questo oceano rosso.
Del resto le favole insegnano che “basta fare qualcosa di nuovo…ed io invece di “raccontare favole” come dietista ho pensato di tradurre in favola quelli che sono i messaggi di Verità e Amore che come professionista sento, penso e voglio portare. Le fiabe ci ricordano che abbiamo bisogno di poche cose: quelle eterne, dentro le favole cui c’è tutto quello che ci occorre sapere per vivere.
Ci ricordano che la vera presenza consolatoria è il mio desiderio di vivere e di essere felice, l’unica fede in cui è forse possibile credere sempre.

L’angoscia e la necessità della domanda.

Mi sono ritrovata a pensare, forse proprio attingendo a quel nocciolo tessuto dal racconto di fiabe dell’infanzia, che questa società ed io necessariamente dobbiamo fare esperienza di questa superficialità , di questo materialism…
“Le notti buie nel bosco pauroso, notti fitte e ripetute, sono le prove che il protagonista dovrà affrontare prima di essere riconosciuto, creduto e salvato, sono lì per dire al protagonista che poi c’è il mattino dopo, l’uscita dalla foresta.”
E’ necessario che Cappuccetto scelga di disubbidire alle raccomandazioni materne.
Il punto è cercare di resistere, di non cedere alla tentazione di volere tutto e subito…di superare lo stadio dell’oralità smaniosa, distruttiva del senso del rispetto del sè…
È un sollievo apprendere che la paura , la difficoltà nella scelta, il senso di colpa, sono un’esperienza comune, non il simbolo di una nostra vergognosa debolezza. di presunti figli unici di un’oca nera privi di quella camicia bianca che tutti vorrebbero avere.
Questo messaggio che le fiabe portano ai bambini e alle bambine anima la mia sensibilità di persona e di professionista….
Il protagonista delle fiabe, per quanto minore, grullo ,sempliciotto, alto come un police, coperto di cenere
Insomma il “diverso”
(le fiabe del resto sono testi sovversivi perchè nei secoli hanno difeso contro i sistemi vigenti i diritti degli emarginati, dei poveri delle donne)
si mette coraggioso (animato dal coraggio, forza del cuore)
in movimento (domanda, chiede, mette in moto l’azione, la volontà),in cammino, trovando così gli aiutanti magici che lo salveranno dalla perdita del regno, ossia dall’angoscia della perdita della dignità e di capacità di reggersi da solo.

Il professionista e gli esseri elementari magici

In questo compito noi professionisti siamo rivoluzionari e in controtendenza… Non si tratta di essere stregoni ,perchè quelli ti fanno credere di avere gli strumenti della felicità e te li vendono a caro prezzo.
Si tratta di trasmettere nel nostro lavoro quello in cui ho sempre creduto:
“Che partendo da quelle che sono le nostre abilità,
non bisogna rinunciare a inventarsi una speranza”
I nostri figli hanno bisogno di questo…di qualcuno che gli trasmetta questa verità.
La via d’uscita c’è sempre da qualche parte, perciò si possono e si devono accettare gli imprevisti che si incontrano sul cammino, compresi gli imprevisti fortunati, compito difficile per i tanti affetti dal senso di colpa cronico per aver provato ad essere felici.
L’aiuto verrà…verrà da quella lucina piccola e calda nel buio della notte e da quel silenzio tranquillo e familiare che custodisce il nostro riposo della Domenica pomeriggio…
perchè in fondo , c’è sempre qualcuno, dicono le fiabe, nella casa, con cui parlare, qualcuno che ci dica l’altro pezzo che manca per completare il nostro mosaico.
Che ci mostri come imparare una nuova lingua ed esercitarsi tutti I giorni a capirla e a parlarla.

“In principio era il Logos, in Lui era la Vita e la vita era la Luce degli uomini…”
Di questa Vita generata dalla Parola ha bisogno l’anima infantile ed è quella che voglio raccontarvi adesso…

C’era una volta una bambina, che non aveva più né babbo né mamma, ed era tanto povera, senza una stanza dove abitare né un lettino dove dormire: insomma, non aveva che gli abiti indosso e in mano un pezzetto di pane, che un’anima pietosa le aveva donato. Ma era buona e pia. E siccome era abbandonata da tutti, errò qua e là per i campi, fidando nel buon Dio.

Incontrò un povero che disse: “Ah! Dammi qualcosa da mangiare! Ho tanta fame!” Lei gli porse tutto il suo pezzetto di pane e disse: “Che buon pro ti faccia!”, e continuò la sua strada. Poi venne una bambina, che si lamentava e disse: “Ho tanto freddo alla testa! Regalami qualcosa per coprirla”. Lei si tolse il berretto e glielo diede. E dopo un pò ne venne un’altra, che non aveva indosso neanche un giubbetto e gelava; lei le diede il suo. E un pò più in là un’altra le chiese una gonnellina, lei le diede la sua. Alla fine giunse in un bosco e si era già fatto buio; arrivò un’altra bimba e le chiese una camicina; la buona fanciulla pensò: ‘ È notte fonda, nessuno ti vede, puoi ben dare la tua ‘. Se la tolse e diede anche la camicia. E mentre se ne stava là, senza più niente indosso, d’un tratto caddero le stelle dal cielo, ed erano tanti scudi lucenti: e benché avesse dato via la sua camicina, ecco che ne aveva una nuova, che era di finissimo lino. Vi mise dentro gli scudi, e fu ricca per tutta la vita.

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