L’alimentazione dei paesi ricchi non è soltanto dannosa per la salute di chi la pratica, ma anche per il benessere dei popoli economicamente più deboli e per l’ambiente nel quale viviamo.

L’alimentazione moderna contiene una quota molto elevata di alimenti di origine animale .
Oggi circa il 40% dei cereali coltivati nel mondo sono utilizzati come foraggio, quando metà di questa quantità basterebbe a coprire il fabbisogno di tutti i popoli denutriti del pianeta.
Il problema è che il sistema produttivo mondiale si muove intorno alle richieste alimentari occidentali.
Le coltivazioni nei paesi in via di sviluppo stanno passando rapidamente dalla produzione di cibo per il consumo umano alla produzione di mangimi per animali: nel 1983 in media venivano usate 128 milioni di tonnellate per nutrire gli animali, nel 1993 il totale salito a 194 milioni di tonnellate, e continua ad aumentare. La trasformazione vegetale-animale è un non-senso che non ci possiamo più permettere: gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”, basti pensare che per produrre un 1 kg di carne bovina, per esempio, servono mediamente 15 kg di vegetali.
Ma la terra coltivabile scarsa proprio perché ne viene sprecata una quantità immensa per coltivare mangimi per animali.
Fino a che solo pochi paesi ricchi hanno contribuito a questo spreco enorme, la situazione poteva essere a malapena “sostenibile”, ma ora che anche i molto più numerosi abitanti dei paesi in via di sviluppo vogliono salire qualche gradino della “scala alimentare” è ovvio che la sostenibilità non può più esistere. E che quella di prima esisteva solo perché pochi predavano le risorse di tutti.
L’Irri (Istituto internazionale per la ricerca sul riso) stesso ammette che tra le cause vi sono: la riduzione della terra coltivabile e dell’acqua per l’irrigazione, la domanda in crescita di carne e formaggio da parte delle classi medie urbane dell’Asia (che porta alla riduzione delle coltivazioni di riso).

-L’agricoltura intensiva (effettuata con fertilizzanti pesticidi, arature frequenti ed intense irrigazioni ),
-le monoculture ( come quella dello zucchero) che vanno a scapito della biodiversità e favoriscono gli OGM ,
-gli allevamenti intensivi provocano :
uno spreco di risorse ,un indebolimento del suolo ed un forte inquinamento dell’ambiente, richiedendo oltrettutto un maggiore consumo di acqua ed energia

Se i vegetali (cereali, legumi, ecc.) venissero usati per il consumo diretto umano, si risparmierebbe fino al 90% del raccolto, dell’acqua utilizzata, delle sostanze chimiche, dell’energia… bisogna invertire la tendenza e tornare, tutti, a consumare meno carne.
CONCLUSIONI

GLI ALIMENTI MENO CONSIGLIABILI PER LA SALUTE SONO ANCHE QUELLI PIU’ DANNOSI PER L’AMBIENTE.
Se dai paesi più sviluppati arriva un messaggio diverso , se lo stile di vita che acquisiamo diventa più salutare, se la meta della nostra società diventa quella di vivere più in armonia con la natura e non di perseguire il massimo della comodità ad ogni costo e se siamo in grado di pensare che questo cambiamento delle nostre abitudini rappresenti un nuovo Benessere e non una nuova privazione, allora c’è una possibilità per la specie umana di imboccare una strada diversa e migliore.
E evidente che qualsiasi proposta in questo senso possa essere impopolare, tuttavia queste scelte dovranno compiersi o sulla base di una scelta volontaria o stto la spinta della necessità. (concetto di “decrescita felice”)

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