Diceva bene Ippocrate (vissuto 460-377 a.C., medico greco) quando più di duemila anni fa anticipava: “Fa’ che il tuo cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il cibo”.

Per alimentazione o dieta equilibrata s’intende un modo di alimentarsi atto a mantenere un buono stato di salute garantendo un apporto adeguato di energia e di nutrienti, che per qualità e quantità soddisfino il fabbisogno energetico, plastico e regolatore dell’organismo, prevenendo dannosi  eccessi o carenze nutrizionali.

Un’alimentazione equilibrata deve così soddisfare il fabbisogno calorico evitando aumenti o perdite di peso, ma soprattutto apportare al nostro organismo la giusta proporzione di nutrienti, fondamentali per una buona qualità della vita e conservare quindi un buono stato di salute.

Dieta significa, nell’antica medicina Greca, modo di vivere, ovvero il complesso delle norme di vita (alimentazione, attività fisica, riposo ecc.) atte a mantenere lo stato di salute. Tale concetto si ricollega al nostro concetto di ben-essere.

Non si parla dunque di “mettersi a dieta”.

La parola dieta ha assunto il significato di “un programma dietetico da seguire per un periodo limitato di tempo” e da interrompere una volta raggiunto il peso corporeo desiderato. Una dieta così concepita vorrebbe risolvere in breve tempo un problema la cui risoluzione richiede molto tempo. Un corretto regime alimentare deve essere tale da poter essere mantenuto nel tempo, deve consentire di non acquistare peso e controllare con successo il peso raggiunto

Si discute molto su quale possa essere – tra le mille soluzioni offerte sul mercato – il famoso ‘elisir di lunga vita’, in grado di risolvere ogni problema e di conseguenza garantire felicità, benessere e longevità.
Periodicamente, si assiste alla scoperta di nuovi principi, frutto di intense ricerche nel campo della chimica, della biologia, della genetica, che danno poi origine a prodotti industriali che promettono miracoli; integratori vitaminici, omega 3, erbe misteriose, ormoni, probiotici, antiossidanti…
Ad ogni lancio è forte la speranza che queste sostanze possano risolvere i problemi di salute che affliggono l’umanità, ma purtroppo ci si ritrova alla fine a fare i conti con l’amara realtà: la malattia permane e al limite si è riusciti ad alleviare i sintomi.

Lo sterminato numero di ricerche sulle cause e sul modo di risolvere l’obesità hanno portato a conclusioni piuttosto limitate e, in fondo, abbastanza normali.

Quello che oggi si pensa è che esista una moderata tendenza al sovrappeso, geneticamente determinata, ma che la maggior parte del problema derivi dal rapporto squilibrato tra le calorie introdotte  e quelle utilizzate.

Essendo passati , generazione dopo generazione da una vita attiva ad una sempre più sedentaria, e da una alimentazione povera ad una sempre più ricca, non poteva succedere ciòche è effettivamente successo.

E’ difficile rendersi conto di quanto sia facile assumere più calorie del necessario, quando ci si nutre nel modo convenzionale.

Prima di tutto, si tenga presente che tutti i dolci che si consumano sono già assunti in eccesso, giacchè in Italia la quota abituale di pane e pasta copre più che adeguatamente il fabbisogno di calorie da carboidrati.

Poi si consideri che una persona di circa 70 kg di peso brucia da 600 a 700 kcal correndo a velocità moderata per un’ora.

Ciò significa che un italiano medio, che ha fatto colazione con cappuccino e brioche, dovrebbe correre almeno per mezz’ora per utilizzare le calorie che ha assunto.

E chi si gode un caffèllatte e brioche al mattino ed un gelato la sera? Magari una bibita? O un pacchettino di biscotti o di wafer?

Dovrebbe trasformarsi in un maratoneta!

Quando non si previene alla fine tocca reprimere.

In questo caso ciò significa “mettersi a dieta”.

Il problema sta nel come farlo senza creare degli squilibri nell’organismo e soprattutto in come non riprendere peso subito dopo aver finito il periodo di dieta.

Moltissime persone scelgono di ridurre le calorie provenienti da carboidrati e grassi , e quindi riducendo non solo I dolci, I condimenti le carni ed I formaggi grassi, ma anche I cereali integrali che sono ricchi di carboidrati ma anche di sostanze indispensabili.

L’adottare una “ dieta dimagrante” a base di cibo animale e verdure ( che molto spesso si riducono a pomodori ed insalata) comporta tre problemi fondamentali:

1 è difficile assicurare all’organismo tutte le sostanze necessarie per un corretto funzionamento

2 si cade in una condizione acida del sangue che comporta: peggioramento del bilancio del calcio, aumento della propensione a formare calcoli delle vie urinarie, rischio di perdita della massa ossea.

(“effect of low-carbohydrate high- protein diets on acid base balance, stone forming propensity, and calcium metabolism” Am J K Dis august 2002 vol 40, p.2)

3 una volta terminato il periodo di restrizione ,è facile sviluppare un desiderio di carboidrati maggiore di quello che si aveva in precedenza.

Non siamo dunque sulla via maestra per recuperare il benessere…

E’ il modello alimentare nel suo insieme che deve essere messo in ordine, sono le abitudini quotidiane alimentari.

Voler risolvere il problema di salute con una “Dieta”è incamminarsi su una strada senza uscita, perchè tutte le diete alla fine si interrompono.

Solo se si cambia stabilmente il modo di alimentarsi, passando ad uno che prevenga il problema una volte per tutte, e che possa essere messo in atto senza sforzo, si può correggere la tendenza degenerativa in opera nei nostri paesi.

Il segreto sta nel capire cosa ha permesso all’essere umano di vivere fino ad adesso andando nello specifico a studiare quali sono stati i cambiamenti alimentari ai quali l’uomo non è riuscito ad adattarsi, senza fare una battaglia insensata e puramente ideologica al progresso.

Lo studio comparato di otto diete dimagranti diverse ha confermato che , sulla base dei dati scientifici oggi disponibili, un’alimentazione che privilegi cereali integrali, verdure, frutta, piccole quantità di cibo animale, ed elimini lo zucchero, è quella più consigliabile anche sotto il profilo della salute generale della persona.

(health advantages and disadvantages of weught –reducing diets:a computer analysis and critical review J Am Coll Nutrition 2000, 19, p 578-590)

Questo studio ha dato la “dieta mediterranea”è la più salutare e che noi mediterranei siamo depositari inconsapevoli di uno stile alimentare le cui virtù sono prese a modello in tutti i paesi del mondo.

 

DIETA MEDITERRANEA

Il 16 novembre 2010, l’Unesco ha incluso la dieta mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità[

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari tradizionali di quattro paesi europei del bacino del mediterraneo: Italia, Grecia, Spagna e Marocco.

Il primo a intuire la connessione tra alimentazione e malattie del ricambio, quali diabete, bulimia, obesità, fu il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi (Genova 1911-1999). Considerato il “padre” della dieta mediterranea è anche autore del libro “Cucina Mediterranea. Ingredienti, principi dietetici e ricette al sapore di sale.”

Qualche anno dopo, dal canto suo, lo scienziato americano Ancel Keys (19042004) si fece promotore dell’ampio programma di ricerca noto come Seven Countries Study e autore del libro “Eat well and stay well, the Mediterranean way.”

Keys aveva notato una bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti di Nicotera e dell’isola di Creta, nonostante l’elevato consumo dei grassi vegetali forniti dall’olio d’oliva, e avanzò l’ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristico di quell’area geografica.

In seguito a questa osservazione prese l’avvio la famosa ricerca “Seven Countries Study”, basata sul confronto dei regimi alimentari di 12.000 persone, di età compresa tra 40 e 59 anni, sparse in sette Paesi del mondo (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia).

I risultati dell’indagine non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) è molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta è ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse).

 

 

 

PIRAMIDE ALIMENTARE

Allo stato attuale, parlando di alimentazione equilibrata,  vi è ancora la tendenza a considerare l’adeguatezza degli alimenti considerandone l’aspetto quantitativo delle calorie e dei singoli nutrienti.

Gli addetti ai lavori conoscono molto bene le quantità di base che una persona dovrebbe assumere dei vari nutrienti (quanto calcio, quanto sodio, quanti zuccheri…) nella giornata, ma nutrirsi è diverso da alimentarsi.

Nessuno al mondo, nemmeno gli addetti ai lavori, sceglie se mangiare una grigliata di pesce invece di un filetto di manzo semplicemente pensando “mi manca la mia quota quotidiana di omega 3”, c’è sempre il componente gusto, il fattore profumo, la determinante consistenza sul palato… insomma, alimentarsi è ben più complicato che semplicemente prendere i nutrienti, frullarli insieme e mangiarli.

Per questo motivo sono nate le piramidi alimentari, degli schemi pensati sugli alimenti più che sui nutrienti, costruiti in modo tale da aiutare le persone a farsi un loro piano dietetico personale il più corretto possibile.

Si parla di piramidi, non di piramide, perché ne esistono più di una:

ogni stato organizza le linee guida della propria nazione a seconda dei bisogni della popolazione (i bisogni nutritivi non sono universali: un esempio banale è dato dalla vitamina D per cui è consigliata l’integrazione nei paesi nordici mentre non c’è alcun bisogno nemmeno di assumerla con i cibi dove fa più caldo, perché la pelle ne produce abbastanza tramite i raggi solari), così è possibile vedere alcune differenze a seconda del tipo di piramide che si visualizza. Oltretutto le piramidi variano nel tempo: andando avanti con la ricerca è possibile che la piramide alimentare vari in un decennio anche due volte.Per l’Italia, la piramide alimentare è stata promossa dall’INRAN, l’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione, la versione più recente mostrata all’interno del sito mostra la cosiddetta piramide alimentare della dieta mediterranea moderna, che riporto qui sotto

Questa piramide risale al 2009 e si basa sulla dieta mediterranea. Come si vede, il primo alimento considerato è l’acqua, che è fondamentale per il buon funzionamento del nostro organismo, ma alla base di tutto ci sono attività fisica, convivialità, stagionalità e prodotti locali, proprio perché alimentarsi non è nutrirsi.
Uno dei punti essenziali di questo modello è la sostituzione di cereali raffinati, zucchero e dolci, con fonti di carboidrati a basso indice insulinico come cereali integrali, legumi verdure e frutta.

Anche la riduzione delle proteine animali è un passo importante.

(the origin of western obesity: a role for animal protein? Med Hypothesys 2000 , 54, p 488-494. )

La piramide alimentare si rifà alla dieta mediterranea :

Un modello alimentare in cui occupano un ruolo preponderante gli alimenti di origine vegetale

 Viene così sottolineato il valore strategico della candidatura della dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

 

RIFLESSIONI E CONCLUSIONI

I progressi della Medicina hanno permesso di migliorare notevolmente gli stili di vita, aumentando quelle che sono le conoscenze in campo alimentare. Ciò, però, non è stato corrisposto in maniera altrettanto notevole da una riduzione della mortalità e della morbilità dovuta a fattori di rischio modificabili come l’alimentazione. Negli ultimi decenni si è sempre più diffusa nei paesi industrializzati (Nord-ovest Europa, USA, Inghilterra, Sud-Africa, Nuova Zelanda, Australia) un tipo di alimentazione caratterizzata da elevati livelli di carni rosse, carboidrati semplici, grassi, cibi processati e da bassi livelli di vegetali, frutta e pesce. Secondo stime dell’OMS, l’insieme delle patologie, classificate come non trasmissibili, come sindrome metabolica, diabete di tipo 2,  malattie cardiovascolari, osteoporosi ed alcuni tipi di tumore,  ha contribuito a 38 milioni di decessi a livello globale nel 2014, pari all’82% di decessi globali per Malattie croniche non trasmissibili. Ciò impone ai politici di prestare attenzione ed avviare urgenti misure di prevenzione.  Le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno chiesto un riduzione del 25 % entro il 2025 della mortalità da malattie non trasmissibili tra le persone tra 30 e 70 anni di età, in confronto con la mortalità nel 2010 , adottando lo slogan ” 25 by 25”. Qual è stato il gap tra conoscenza e cultura alimentare, tanto da comportare una difficoltà nell’attuazione dei piani di prevenzione? Cosa può fare la politica per migliorare la salute dei cittadini, riducendo così il peso delle spese sanitarie sostenute nella prevenzione di secondo e terzo grado? La diffusione della Piramide Alimentare Mediterranea deve corrispondere al miglioramento delle condizione di salute del cittadino e compito della politica è dirigere la conoscenza scientifica verso modelli di prevenzione efficaci ed efficienti. La cultura alimentare, che la Scuola Medica Salernitana ha tanto promulgato e studiato, passava per la collocazione delle conoscenze mediche in un contesto più ampio , in collegamento con l’ambiente, la terra, il benessere psichico ed i ritmi e gli equilibri della natura. Non è la “dieta” Mediterranea che va promulgata ma è’ la cultura /coltura mediterranea che va diffusa: la mediterraneità tiene conto dei processi di produzione del cibo, il valore e le condizioni di lavoro svolto per produrre cibo, le tradizioni, il rispetto dell’ambiente. La Scuola Medica Salernitana promulgava dei precetti “Natural-Mente” sani , cioè  che mettevano naturalmente in relazione l’uomo con il contesto- ambientale -spaziale temporale a cui apparteneva. In questa ottica non basta che il cibo preparato nelle mense ospedaliere e scolastiche sia a base di verdure e prodotti biologici, ma occorre che ci sia una rivalutazione dei produttori locali, che il cibo sia di stagione , che ci sia il più basso utilizzo di plastica nel confezionamento dei cibi, che ci sia rispetto per le tradizioni, per l’ambiente , per il lavoro nella produzione alimentare. L’implementazione dei piani di prevenzione dovrà tenere conto delle conoscenze scientifiche sull’alimentazione (cosa mangiare e quanto cibo consumare) e degli aspetti qualitativi della loro applicazione ( ad esempio il come viene prodotto, il quando e il dove viene prodotto ).

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